Ritrovarsi nelle parole

Ci sono parole che curano, altre che rivelano.         Uno spazio per dare senso alle emozioni: psicologia, relazioni e cambiamento raccontati con cura e autenticità.

12. Marzo 2026

Luci e ombre della maternità

Prepararsi a diventare mamma e papà e, allo stesso tempo, riuscire a restare una coppia unita e innamorata può sembrare scontato, ma non lo è affatto. Gli stress e le difficoltà che investono la coppia quando la famiglia si prepara a crescere sono infatti numerosi.

La cultura popolare e i media descrivono spesso la gravidanza come un periodo di massima realizzazione e felicità nella vita di una donna. Tuttavia, attribuire alla maternità soltanto aspetti positivi è un modo superficiale e arbitrario di affrontare un momento evolutivo importante e complesso, che riguarda non solo la donna, ma anche il compagno e l’intera famiglia.

Di per sé, la gravidanza è un momento molto delicato, sia dal punto di vista psicologico — per i cambiamenti legati al ruolo, all’assunzione di responsabilità e alla riattivazione dei legami familiari — sia dal punto di vista biologico e ormonale. Tali cambiamenti possono modificare l’umore anche in donne che non hanno mai sofferto di ansia o depressione, provocando uno stato di stress psicofisico fisiologico e spesso temporaneo. Questo può manifestarsi con difficoltà nel riposo, pensieri e preoccupazioni legati alla maternità, maggiore suscettibilità nelle relazioni e altri segnali simili.

Nella maggior parte dei casi, questi cambiamenti convivono con la gioia di diventare madri. Durante l’attesa, quindi, è del tutto normale che coesistano emozioni contrastanti. Eppure, l’immagine culturale dominante propone una gestante sempre felice, energica e instancabile: una donna che lavora fino alla fine della gravidanza, mantiene una forma perfetta e affronta tutto con il sorriso.

Questa rappresentazione, insieme alla tendenza a sminuire i cambiamenti emotivi, ha effetti importanti su come la donna vive la gravidanza. I messaggi ambigui e superficiali possono amplificare il disagio di chi non si sente così euforica o performante, favorendo sentimenti di vergogna e inadeguatezza e rendendo più difficile condividere il proprio stato emotivo con il partner, la famiglia o i professionisti.

Molte donne, infatti, sperimentano un senso di inadeguatezza rispetto al ruolo materno, arrivando a pensare che ciò significhi non essere buone madri. Questo vissuto rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di ansia e depressione e può innescare un circolo vizioso: più ci si sente inadeguate, più cresce la vergogna, più ci si chiude in sé stesse, aumentando così l’angoscia e i pensieri negativi.

Sintomi inizialmente lievi vengono spesso taciuti e possono evolvere in condizioni più gravi, con conseguenze sulla salute della donna e sul benessere del bambino.

La fase successiva alla nascita è altrettanto delicata. Il periodo del puerperio rappresenta una vera e propria fase di transizione, caratterizzata da instabilità emotiva, dubbi, paure e dal confronto con la propria storia personale di figlia. La memoria delle esperienze ricevute può sia sostenere sia complicare il nuovo ruolo genitoriale.

Il passaggio dal parto al puerperio può avvenire in modo fisiologico, ma in alcuni casi può risultare più difficile, portando a stati di sofferenza, ansia o condizioni psicopatologiche più rilevanti. Queste difficoltà non riguardano solo la madre, ma influenzano direttamente anche il neonato e l’intero sistema familiare.

Numerosi studi dimostrano che il neonato, fin dalla nascita, è profondamente sensibile allo stato emotivo della madre, rispecchiandolo in modo quasi immediato e contribuendo a costruire la qualità della relazione futura.

Quando nasce un bambino, nasce anche una madre che ha bisogno di sostegno, cura e contenimento affettivo, proprio come il piccolo che ha generato. Favorire questo sostegno significa migliorare la qualità della relazione madre-figlio. L’obiettivo del periodo post-partum è accompagnare la donna verso una piena accettazione del proprio ruolo materno e sostenere la costruzione di un legame affettivo sano.

Per prendersi cura di un essere completamente dipendente è necessario essere, a propria volta, sostenute sul piano emotivo e psicologico. Una madre può accudire davvero il proprio bambino solo se è stata, ed è, a sua volta accudita.

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